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A cura della Dott.ssa Biagia Marsala.

Descrivere il mio lavoro non è semplice. Se si osserva il fenomeno, da circa trenta anni, mi trovo ad operare, per ore ed ore, seduta pressoché immobile nella stessa stanza con il paziente. Coinvolta nelle sofferenze altrui, nelle ripetizioni sfiancanti di sintomi, nelle angosce bloccanti. Vista così viene spontaneo chiedersi cosa mi salva dalla noia e dalla ripetizione, cosa mi permette di andare avanti con la stessa passione e l’entusiasmo di sempre.

Sono gli infiniti cambiamenti, le trasformazioni che vivo insieme all’altro se ci concediamo tempo e pazienza. Sono le storie impensabili, originali, le vicende umane che mi sorprendono e che mi permettono di viaggiare  in mondi nuovi e sconosciuti. Sono i sogni notturni e diurni che da incubi si trasformano nella conquista di realtà piacevoli.

Tutto questo unito alla soddisfazione di sperimentare ogni volta la comprensione e la capacità di relazione fanno del mio mestiere apparentemente statico un mestiere dinamico e affascinante. Soddisfare ogni giorno la curiosità di mondi diversi, scoprire che la persona è nuova ogni volta mi salva e salva l’altro dalla ripetizione e dalla noia. Questo ci permette di godere piacevolmente delle sedute e del tempo lavoro.


Entrando nella specificità del metodo che propongo si può dire che io e la persona che accetta di fare il percorso psicoterapeutico abbiamo come obiettivo la salute e il benessere. La cura consiste nel trasformare un comportamento ripetitivo (sintomo) in un funzionamento creativo. Se si pensa all’inconscio come un campo magnetico che determina il movimento della limatura di ferro sul tavolo, dandole forma, comprendiamo che noi non siamo padroni dell’inconscio così come la limatura di ferro non è padrona del campo magnetico. La terapia cerca di risolvere il sintomo, che per difesa tiene a bada l’inconscio, assecondandolo.

Ascoltando cosa l’inconscio ha da dire è possibile che i due protagonisti del viaggio, paziente e terapeuta, vivano il flusso creativo del pensiero. Succede quando una persona si dimentica di se stessa ed è completamente assorbita, focalizzata e felice per quanto sta facendo. Mentre il sintomo blocca il libero flusso dell’inconscio, la terapia fa si che si viva uno stato in cui la mente si trova libera di vagare, come quando siamo assorbiti nel preparare una cena o nel curare i fiori in giardino. Nel setting psicoanalitico il metodo delle associazioni libere “manda il paziente a curare i fiori in giardino” ed è allora che si lavora creativamente sul sintomo.

Seduta dopo seduta la persona ricostruisce e ricombina elementi che costituiscono una nuova trama della sua storia e del senso di se. Ma per poter ricostruire è necessario perdersi. Privarsi di quello che crediamo di essere, senza sapere cosa potremmo essere, in altre parole dovremmo avere il coraggio di sopportare  “il buco di sapere”, guardare a viso aperto ciò che non si sa, amarlo e desiderarlo.

Nel metodo che propongo ci si fa guidare nel viaggio dalla logica della creatività, una logica femminile, in quanto generativa. Adora il mistero e l’evocazione, si lascia essere corpo, il corpo che si è. Ascoltando con passione quello che si sviluppa all’interno. Abbandonando la logica della prestazione che crede che ciò che non si padroneggia è una minaccia alla propria identità, il viaggio sarà efficace e soddisfacente. Si imparerà a saper vivere la propria emotività lasciandosi prendere dal desiderio di conoscere se stessi e quella parte di se che non si controlla. E quello è l’inconscio.

Per essere creativi bisogna amare l’inciampo, l’errore inatteso. Come nel tango l’inciampo è la sorgente di un nuovo movimento, così un trauma può generare un nuovo modo di affacciarsi alla vita.

Al termine della cura la trasformazione riguarda l’intero modo di essere. Si interrompe la ripetizione e si resta in salute perché abbiamo imparato ad essere creativi. Una persona finisce la cura quando è soddisfatta del cambiamento e può continuare a viaggiare nel proprio mondo con creatività e libertà senza rinunciare al sogno e al desiderio.

 

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