A parole nostre

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L'avreste mai detto che ad Ancona c'è un Museo interamente tattile e che è uno dei pochi al mondo? Un museo gratuito e aperto a tutti, promotore di esperienze tattili, con un approccio educativo molto interessante e dove si possono (finalmente) toccare opere come La Pietà di Michelangelo, la Venere di Milo e altre 150 opere.... 

 

Cos'è il museo Omero, quando è nato e con quale esigenza?

Il Museo Omero è l’unico Museo Statale in Italia ad essere interamente tattile e uno dei pochi al mondo. Qui tutti possono conoscere l’arte attraverso il tatto. La sua collezione ospita oltre 150 opere su 1500 mq di esposizione e comprende copie al vero di sculture e modellini architettonici che coprono un arco di tempo che va dall’antica Grecia al Rinascimento, si va dal modellino del Partenone a quello della Basilica di San Pietro, dalla Venere di Milo alla Pietà di Michelangelo. La sezione contemporanea ospita invece tutte sculture originali di notevoli autori come Giorgio De Chirico, Arturo Martini, Marino Marini e molti altri. Il museo è stato istituito nel 1993 dal Comune di Ancona, su ispirazione dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e con il contributo della Regione Marche. Nato per colmare un vuoto di giustizia sociale e permettere anche ai disabili visivi di accedere al patrimonio artistico e culturale è oggi uno spazio innovativo in cui tutti possono sperimentare un approccio diverso all’arte. Ospitato nelle settecentesche sale della Mole Vanvitelliana il museo è centro di formazione e ricerca, laboratorio permanente per la valorizzazione e fruizione dell’opera  d’arte,  promotore  di  mostre  tattili  di  rilevanza  nazionale e internazionale e di rassegne tematiche, agenzia educativa per le scuole e famiglie.

 

Perché si chiama Omero? 

Aldo Grassini e Daniela Bottegoni, i fondatori del Museo hanno scelto il nome del poeta Omero non tanto perché si dice fossecieco quanto perché lo ritengono il primo grande artista della storia.

E' solo per non vedenti? 

No, anzi, la maggior parte degli oltre 30.000 visitatori annui (ingressi 2017) come si può capire non possono essere solo non vedenti. L’etichetta di “museo per ciechi” non ci appartiene. L’intento, sin dall’inizio, non era quello di creare un museo “ghetto” ma rendere l’arte un momento di condivisione. Per i non vedenti il museo Omero è un’occasione straordinaria per conoscere “direttamente” opere d’arte di cui hanno sempre e solo sentito parlare, per chiunque è un’opportunità unica di avvicinarsi all’arte da un altro punto di vista vivendo un’esperienza che sia il più multisensoriale possibile ed esteticamente soddisfacente. 

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E' un museo pubblico e gratuito, ho letto che è "unico" in Italia, in cosa è differente?

La sua unicità consiste nell’essere il solo museo pubblico interamente tattile, concepito come tale fin dall’inizio. La gratuità risponde alla volontà di rendere la nostra collezione davvero accessibile a tutti.

Come funziona una visita al suo interno? Ci si deve bendare? 

Il visitatore che arriva al museo senza la prenotazione di una visita guidata è accolto dal personale e informato sulle caratteristiche principali del luogo in cui si trova: viene fatta una piccola introduzione per descrivere brevemente come è nato il museo e con quale finalità, quale tipo di collezione contiene, il valore estetico di un approccio tattile all’opera d’arte che arricchisce ed integra quello visivo a cui prevalentemente ci affidiamo. Infine si propone l’esperienza bendata, ovviamente  se si è in coppia o in gruppo: ci teniamo in questo caso a precisare che il bendarsi non significa immedesimarsi nella condizione del non vedente, ma concentrarsi maggiormente su una sensibilità, come quella tattile, che solitamente sottovalutiamo. Inoltre abbiamo sempre a disposizione mappe e piccole attività per far vivere il museo in autonomia ai bambini con i loro genitori. Tutte le visite prenotate sono gli operatori ad accompagnare i visitatori attraverso un approccio tattile alla collezione che in genere si conclude con un’esperienza laboratoriale finale.

Ci sono degli operatori specializzati che ti illustrano le opere, come?

Nel caso di una visita in autonomia e non prenotata il ruolo del personale si esaurisce nell’introduzione iniziale, rimanendo a disposizione per eventuali curiosità dei visitatori.
La modalità di illustrare le opere dipende dal tipo di pubblico ed è calibrato sulle età e le possibilità sensoriali. In generale si vuol rendere consapevoli i visitatori “normodotati” che con il tatto c’è una diversa appropriazione della conoscenza: l’immediatezza della visione si integra con l’esperienza del contatto fisico. La vista è un senso molto veloce e sintetico ma non riesce a cogliere informazioni quali la temperatura, la consistenza, la resistenza superficiale del materiale di cui l’opera è costituita. L’opera la percepiamo, la sentiamo, la viviamo attraverso i nostri occhi ma anche attraverso il nostro corpo: un potenziale aggiunto laddove le sensazioni tattili vengono sottovalutate e tralasciate a favore del dato visivo sempre più pervasivo nel vivere quotidiano.

L’operatore suggerisce i passaggi dell’esplorazione tattile concentrandosi sulla descrizione fisica dell’opera e poi approfondisce l’aspetto storico artistico e simbolico.

Ovviamente chi ha difficoltà sensoriali viene affiancato e seguito personalmente nella conoscenza delle opere e si instaura una relazione di fiducia e di confidenza che sappia mettere a proprio agio la persona che si affida a noi.

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.....specializzati, in cosa?

Il personale del museo proviene da diversi ambiti formativi: laureati in lettere, grafica, archeologia, didattica dell’arte, accademia di belle arti, architettura, diplomati in musica, specializzati per il sostegno. Questa varietà rappresenta la complessità, ma anche la ricchezza della vita al museo. Tutti gli operatori condividono però un percorso di formazione specifico e un’esperienza decennale sui temi dell’educazione artistica ed estetica per non vedenti e ipovedenti. Lo stesso museo organizza annualmente corsi di formazione sui temi dell’accessibilità alla cultura dedicati a docenti, operatori museali, guide turistiche etc.

Che approccio educativo si ha, cosa si vuole trasmettere ai visitatori?

L’approccio educativo è inclusivo e multisensoriale. Educare al sentimento della bellezza passando per lo stupore e la sorpresa è l’intento dei servizi educativi, così come  sentirsi bene nello spazio-museo. In particolare l’offerta educativa per le scuole, famiglie e gruppi include percorsi bendati, laboratori con l’argilla, creazione di libri tattili, lezioni di Braille, incontri di arte e musica. Pensate per essere accessibili a tutti, inclusi disabili e non vedenti, le attività al Museo comprendono un iniziale percorso in collezione e la pratica educativa e creativa in laboratorio e sono condotte come momenti di integrazione e condivisione. Inoltre il museo offre un servizio di educazione artistica ed estetica gratuito per tutti i non vedenti, mirato ad approfondire determinati periodi storico-artistici, sia all’interno del percorso scolastico, che al di fuori per un interesse personale.

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Chi vi fornisce le opere?

La collezione, al suo stato attuale, è stata formata nel tempo  dal 1993 e  si contano più di 250 opere tra quelle esposte e quelle in magazzino. Le copie di opere scultoree sono state per lo più acquistate presso ditte specializzate come la storica Gipsoteca Fumagalli e Dossi in provincia di Monza. Tra le eccezioni La Pietà Vaticana di Michelangelo si distingue per fattura dalle altre perché creata in vetroresina e polvere di marmo appositamente per il museo dallo studio Cinears di Cinecittà. I modellini architettonici sono stati realizzati da studi di architettura ma anche da artigiani. Le opere originali presenti nella sala contemporanea sono state in parte acquistate dal museo nel corso degli anni e in parte donate dagli artisti stessi a seguito di mostre o collaborazioni come testimonial della Biennale Arteinsieme promossa dal museo.

Quali sensazioni riuscite a cogliere nei vostri partecipanti? 

Le reazioni sono molto varie, dipendono dalle aspettative e dalla predisposizione di ciascun individuo. Per molti è ancora forte una certa ritrosia nel toccare le opere. Persino quando si tratta di copie sopravvive ancora una certa inibizione. La nostra cultura ci ha imposto certi limiti nel tempo: “Guardare ma non toccare” è uno dei primi moniti che caratterizzano la nostra educazione e si è radicato moltissimo nel nostro atteggiamento verso il mondo, specialmente quello artistico-culturale verso il quale resiste una pratica di sacrale riverenza e contemplazione.

Si incoraggiano in ogni caso i visitatori a cogliere l’occasione dell’esperienza che si propone. Proponendo una visita bendata, ad esempio, si promuove la concentrazione e la multisensorialità; il dato visivo viene messo per un momento da parte così da poter vivere lo spazio del museo e le opere al suo interno sotto un altro “punto di vista”; l’esperienza di affidarsi e lasciarsi condurre da qualcuno stimola la fiducia e la socialità: l’amico, la fidanzata, il figlio, il genitore diventano mediatori di conoscenza e riferimento indispensabile.  Bisogna considerare anche che le sensazioni tattili possono essere anche sgradevoli. Possono attirare e respingere allo stesso tempo. È estremamente soggettivo: il tatto, come ogni altro senso, lavora per associazioni di sensazioni, ricordi e perciò profondamente legato alla nostra memoria e al nostro vissuto.

Essendo un senso poco allenato e per sua natura lento, l’esplorazione attraverso il tatto richiede molta concentrazione e un grande sforzo immaginativo: questo è uno degli aspetti più affascinanti dell’esperienza che si propone.

 

Nei musei è un limite non toccare le opere, perché?

Il divieto di toccare nei musei è chiaramente uno dei mezzi che si ha a disposizione per conservare e mantenere il più invariate possibili le testimonianze del tempo. La giusta via è trovare una mediazione tra conservazione e libero accesso alla cultura anche per i non vedenti, tra conservazione e un approccio più coinvolgente considerando quali opere, ad esempio quelle in bronzo, possono essere toccate senza rovinarsi. C’è da dire comunque che molti musei “normali” stanno già adottando percorsi ad hoc per non vedenti con una selezione di opere da toccare, con o senza guanti: per citare i più grandi gli Uffizi e i Musei Vaticani. Un ragionamento a parte poi meritano certe espressioni artistiche contemporanee che si presta di per sé ad un coinvolgimento di tutti i sensi.

 

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