A parole nostre

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 Le Interviste ai soci di Servizi in Zona

Come si spiega questa emergenza ai giovani?

Ne parliamo con il Dott. Davide Garau 

 

famiglie 

I ragazzi sentono e osservano molto di quello che succede, in poco tempo la nostra (e loro) routine è cambiata drasticamente, senza preavviso e senza riuscire a capire molto in un primo momento. Inizialmente, immagino che molti alunni abbiano tirato un sospiro di sollievo con la chiusura dalla scuola, ma adesso le limitazioni sono maggiori e le incognite su quando torneremo alla nostra vita senza risposte. Rispetto a questo, puoi dire a noi adulti come spiegare ai ragazzi questa situazione?

 

Credo che si debba essere più sinceri e franchi possibile, evitando però allarmismi e panico, e soprattutto informarci prima di tutto noi adulti attraverso fonti attendibili e verificate. La scuola è chiusa ormai da un po’ di tempo, in alcune Regioni da oltre un mese, quindi è pacifico che praticamente ogni famiglia abbia già dovuto far fronte alle domande dei figli riguardo questo grande cambiamento nelle abitudini di tutti.

Bisogna prima di tutto tener conto dell’età dei nostri figli e utilizzare un linguaggio adatto e comprensibile, evitando di scendere in tecnicismi eccessivi (che produrrebbero solo un eccesso di confusione e preoccupazione). Occorre accogliere i loro dubbi e paure, fornendo uno spazio e un tempo di ascolto e confronto consoni e appropriati, senza la fretta di concludere o di dare troppe informazioni tutte insieme, prestando attenzione ad eventuali manifestazioni ansiose. È fondamentale poi dare un buon esempio: siamo noi adulti e genitori che dobbiamo, in primis, attenerci alle disposizioni governative e regionali. In questo momento difficile occorre la collaborazione di tutti.

 

La televisione e i social sono il canale dove vengono trasmesse tutte le informazioni sul Coronavirus, un bombardamento vero e proprio nel quale è difficile orientarsi. Alle 18 il punto della situazione della protezione civile, che sfortunatamente non porta

(fino ad ora) buone notizie, successivamente opinionisti e nel frattempo nei social articoli, foto e altri opinionisti, col risultato di parlarne tutti i momenti della giornata. Quanto è giusto esporre e in che misura i ragazzi a queste informazioni?

 

È quella che si definisce infodemia, o bulimia informativa, cioè la proliferazione massiva ed incontrollata di informazioni riguardo un evento, spesso da fonti poco affidabili. Viviamo in un’epoca contraddistinta dall’immediato e praticamente illimitato accesso a praticamente qualsiasi tipo di dati, il che ha portato, inevitabilmente, alla proliferazione di fake news, tuttologi e soluzioni fai-da-te.

Anche in questo caso, come dicevo prima, sta a noi adulti dare il buon esempio: è chiaro che farci vedere attaccati in maniera spasmodica ai Social a tutte le ore, alla ricerca continua di novità o rivelazioni clamorose, non aiuta una serena gestione domestica dell’emergenza. È preferibile scegliere un tempo limitato ogni giorno per informarsi in maniera sicura, per poi rispondere agli interrogativi dei figli con cognizione di causa.

 

Pensi che mantenere una routine potrebbe aiutare un ragazzo? Perchè?

 

Credo proprio di sì.

Avere un certo grado di regolarità e prevedibilità, sapere cosa abbiamo da fare durante la giornata ha sicuramente un effetto tranquillizzante e rassicurante.

Ricordiamoci che i ragazzi e le ragazze in età scolare hanno una routine molto più strutturata della nostra: sanno che dalle 8 alle 14, dal lunedì al venerdì, saranno a scuola sempre nella stessa classe, con gli stessi compagni e gli stessi insegnanti e che il pomeriggio è dedicato ai compiti e ad attività sportive, artistiche e ricreative che, oggi, sono anch’esse sospese (nella gran parte dei casi).

È quindi fondamentale riuscire a organizzare con loro la giornata anche in casa, senza lasciare troppo spazio all’improvvisazione.

 

Dopo la chiusura delle scuole, docenti, educatori e dirigenti scolastici si sono ingegnati per continuare in qualche modo ad andare avanti con i programmi scolastici.

Tra difficoltà tecniche e un nuovo modo di coordinarsi vedo il personale scolastico oberato dal telelavoro e di conseguenza anche le famiglie e i ragazzi.

I genitori, inoltre, sono gravati già dal proprio lavoro e il mantenimento di un’economia domestica. La mole di lavoro è tanta per tutti, pensi che anche su questo dovremmo fare un passo indietro?

 

Onestamente sì.

Siamo passati, nel giro di una settimana, da Tecnologia 0 a Tecnologia 1000!

È sicuramente importante garantire il più possibile la didattica, ma bisogna allo stesso tempo tener conto del momento presente. Ci troviamo in una situazione in cui gli insegnanti, spesso senza preparazione specifica sulla didattica a distanza, si trovano a doversi fare in quattro per produrre materiale, video-lezioni e quant’altro, dall’altro lato gli studenti sono spesso oberati di impegni, compiti, appuntamenti sulle varie piattaforme informatiche della scuola, con genitori che spesso si trovano ad essere coinvolti in prima persona in questo marasma e che devono comunque portare avanti il loro lavoro: si pensi, ad esempio, ad una famiglia di quattro persone con i genitori in smart working e due figli in collegamento giornaliero con le loro rispettive scuole; quindi occorrerebbero quattro computer o tablet diversi (quante famiglie possono effettivamente averli?), un collegamento Internet in grado di sostenere questa grande mole di dati, più tutta un’altra serie di problematiche di spazi, tempi ed impegni facilmente immaginabile.

Credo che si debba tener conto di tutto questo e provare a rimodulare l’impegno scolastico richiesto.

 

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