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Cantare è come toccare

Le interviste di Servizi in Zona ai Soci

Perchè cantiamo dal balcone? 

Ne parliamo con il Dott. Elia Pizzolli, Logopedista.

cantare dal balcone

Fin dall’inizio del lockdown si sono moltiplicate le iniziative di solidarietà, i flash mob, i messaggi appesi al balcone… tra queste una di quelle che più ha riscosso successo è stata l’iniziativa di affacciarsi per cantare alla finestra.

Secondo te perché è stata scelta proprio questa forma di espressione?

 

La musica è un linguaggio immediato, arriva subito, è fruibile da tutti e soprattutto si sente a distanza e poi è qualcosa che di solito non ha colori né partiti né politica, é emozione che unisce.

...Poi il cantare dalla finestra é come fare una serenata all'italiana tutti insieme, unirsi insieme con la Musica per il paese, fare un concerto insieme insomma.

 

Anche proverbialmente, quando c’è qualcosa che non va, si dice che è arrivato il momento di “farsi sentire”, di “alzare la voce”. Allo stesso modo, a chi cerca consolazione si è soliti dire “Canta che ti passa”. Si tratta di questo quindi? Cantando ci rivolgiamo a noi stessi, con un rito autoconsolatorio? Oppure è un modo, rompendo il silenzio, di ricordare agli altri che esisto?

 

Penso anche io che cantare, fare musica é un alzare prima di tutto il proprio umore e poi anche quello di chi ascolta.

Di solito quando si fa musica o si canta si sta bene, c'è aria di festa, di divertimento, di svago, non certo di lavoro o di serietà.

Ci si lascia andare, si fa venire fuori la parte bambina di noi, quella emotiva, quella che vuole ballare, quella sciocca, c'è una regressione positiva che ci fa divertire, stare bene e quindi affrontare meglio tutto e ridimensionare i problemi che dipendono sempre molto da come noi li vediamo. Inoltre il canto e la musica sono anche sfogo, diamo sfogo a emozioni, dolori, ecc ecc (vedi il canto di protesta, di lamento, le canzoni dei neri schiavi,  le canzoni d'amore, ecc ecc).

Diamo voce a ciò che abbiamo dentro.

 

C’è forse anche un spiegazione fisica, oltre che simbolica: In un momento come questo, in cui ciascuno di noi si trova a vivere una deprivazione del contatto fisico, a sperimentare una barriera che ci tiene separa dagli altri, la voce i permette di raggiungere il vicino che è al balcone, dirimpetto a me, mi permette di toccare ed essere toccato “fisicamente” da un’altra persona: le onde sonore prodotte da uno arrivano a toccare il timpano dell’altro.
È forse una carezza che ci regaliamo in questo momento difficile?
 
 
Come non potrei essere d accordo con questo? La voce é il nostro ponte tra noi e gli altri, o meglio la comunicazione é il ponte che poi si esplica soprattutto grazie alla voce.
In questa situazione di lontananza è proprio vero siamo costretti a riscoprire il valore della voce, sia cantata che parlata (ad esempio delle telefonate) e di quanto sia indispensabile per la nostra vita di relazione perché senza avere una voce saremo tagliato fuori, saremmo degli individui che non hanno un ponte per andare verso gli altri.
Certo la voce é una carezza, ma può essere anche una lama dipende da come la usiamo, sta a noi usarla bene e per unire appunto e non per dividere.
Non dovremmo darla sempre per scontata e dovremmo conoscerla, perché conoscere un po' la propria voce vuol dire conoscere un pezzetto di sé stessi.
 

 

 

 

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