A parole nostre

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Smart Working altrimenti detto Lavoro Agile

 

 

Le interviste di Servizi in Zona

Abbiamo intervistato Costanza Ulivi la Vicepresidente presso i nostri associati Cepiss Società Cooperativa Sociale Onlus.

"Lo smart working, altrimenti detto lavoro agile, è stato introdotto in Italia dal II capo della l. 81/2017. Non si tratta di una nuova tipologia legale, bensì di una specifica modalità di esecuzione della prestazione del lavoro subordinato. Datore e lavoratore possono accordarsi per organizzare la prestazione lavorativa per fasi, cicli e obiettivi, «senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro» e tramite l’ausilio di strumenti tecnologici.

La finalità dello smart working è duplice: incrementare la competitività e garantire una miglior conciliazione dei ritmi di vita/lavoro. Pertanto l’accordo agisce sia nell’interesse produttivo del datore che a vantaggio di un’autonomia gestionale del lavoratore."

Lo smart working, lavorare smart. Smart è una parola che ha a che vedere con "intelligente" Quindi, lavorare intelligentemente.

La pecca è che fino ai mesi scorsi lavorare intelligentemente per tutti noi significava recarsi in un posto, discutere e condividere opinioni con i colleghi alla macchinetta del caffè, fare riunioni in un ufficio mentre guardavamo l' orologio appena sopra qualche porta e sognavamo la pizza da mangiare a casa con i figli e mariti/mogli.

Avere un ambiente privato di lavoro separato da quello casalingo aveva molto a che vedere con il benessere psicofisico. In un mese ci siamo ritrovati in isolamento, tutti insieme appassionatamente, figli, mariti, mogli, coinquilini, a condividere quello spazio "sacro" che è la casa con il resto del mondo.

Con chiunque parli di smart working mi dice che lavora più di prima, come mai secondo te?

Per varie motivi: 

  • non siamo in grado di dividere il tempo-lavoro dal tempo-personale in maniera chiara e definitiva
  • lo smart working funziona bene se sei SOLO
  • essendo tutti nella stessa condizione, siamo tutti disorganizzati e non riusciamo a coordinarci nei tempi
  • perché la situazione è veramente straordinaria e richiede un impegno fuori dal normale

Tu che sei anche una coordinatrice puoi consigliare una buona impostazione per non andare in burnout?

Noi siamo già abbastanza metodici e su questo vedo che tutti seguono bene, credo sia più complicato gestire l’ansia da mancanza di indicazioni chiare e paura, connubio che non porta ad ottimizzare il lavoro.

Per le indicazioni facciamo sempre il possibile ma spesso non è facile perché queste cambiano nell’arco di un’ora e farsi sentire titubanti alimenta la paura.

Una cosa che trovi negativa e che non vorresti ripetere dello Smart Working?

Per me è l’accamparsi dove capita in casa, prometto che nei prossimi giorni mi trovo una tana tutta mia. Trovo negativo anche la non scansione del tempo che mi dava andare in ufficio.

Ci puoi dire cosa trovi positivo in questo modo di lavorare e che ti piacerebbe mantenere anche quando torneremo "a vita normale"?

Vorrei mantenere la capacità tecnologica con cui tutti si sono misurati, me compresa, e riportarla nel lavoro quotidiano. La capacità di pensare oltre il nostro limite, cosa che sta generando un’infinità di idee meravigliose.

 

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