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L'individualismo ha fallito.

 

 

 

Il virus è subdolo: ci toglie il respiro, colpisce le relazioni, con una marcia inarrestabile ci sta dimostrando che i confini sono un pensiero che ormai non si addice più al mondo contemporaneo.

Per qualcuno ne è la prova definitiva, per altri si tratta di un brusco risveglio.

Il nostro ben saldo individualismo, fino a un momento prima, ci aveva assuefatto alla fatuità: “riguarda altri, che c'entro io", “resta fuori lui, più posto per me”, “affari loro, mica possiamo prenderli tutti”, quella freddezza cinica di quando non sta capitando a te, di quando puoi ancora fare finta si tratti di una storia lontana.

La pandemia, esplosa in poco tempo si è diffusa a macchia d’olio all’interno di un intrecciato reticolo di relazioni.

Non esiste più povero o ricco, bello o brutto, il virus non conosce carta d'identità o stato sociale.

Infatti ha inginocchiato un Paese, poi un altro, poi un altro ancora.

Perchè?

Perchè possiamo raccontarci di essere migliori o peggiori, dalla parte giusta o sbagliata, ma la verità è che qualunque società è come un domino. Se crolla uno crolliamo tutti.

Ed ecco che politiche come quella di Boris Johnson e Donald Trump si rivelano un fallimento totale:

respiratori solo ai sani” “ci penserà l'immunità di gregge” “ai disabili psichici nessuna cura” sono oscenità di un mondo occidentale che ancora si illude con la favola dell' individualismo, quella che il virus ha riportato duramente alla realtà, dimostrandone la fallacità politica, rispondendo proprio con lo stesso linguaggio, ovvero con la razionalità fredda dei numeri, quello dei contagiati, quello di chi non ce l'ha fatta.

Il contagio si può arginare solo se ogni persona è messa davanti alla propria responsabilità di cittadino, se ognuno fa la sua parte, se ci si pensa come una comunità, se le persone sono curate una ad una.

Per fare questo bisogna ripensare a una collettività scevra di individualismo, alla quale siamo collegati tutti.

Non occuparsi delle marginalità, degli ultimi, delle categorie protette e, in generale, non dare lo stesso aiuto a tutti, sta piegando potenze mondiali che continuano a perdere tempo pensando a chi salvare e chi no.

Ma ho una cattiva notizia per loro: ci si salva tutti insieme.

 

 

 

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