A parole nostre

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C’è un posto, nel cuore del Mediterraneo, che ha salutato la partenza di due milioni di Migranti, solo negli ultimi 15 anni. Un luogo che ha visto trasformare il volto di borghi e paesi rurali, sempre più spopolati o abitati esclusivamente da anziani. Un posto in cui memorie, tradizioni, consuetudini vanno scomparendo, soppiantate da inquietanti interrogativi sul futuro. Ebbene, quel Paese non si trova sulle coste del Medio Oriente o dell’Africa.

Quel Paese è l’Italia, secondo l’immagine fotografata dall’ultima rilevazione dello SVIMEZ 1 .

È lecito immaginare un’evoluzione positiva per una così complessa transizione? È possibile affrontare con consapevolezza e creatività le incognite che interessano una così ampia fetta del nostro territorio? È la sfida che si sono posti un gruppo di giovani in una piccola realtà calabrese. Li abbiamo incontrati.

Vogiamo saperne di più.

 

Un passo indietro...

È un infernale pomeriggio di luglio. È il terzo giorno di lavoro intorno al muro della Coop de Le Piagge. Siamo all’ultimo miglio del viaggio vissuto in compagnia di Corto Piaggese.

Lo sguardo fisso su un sottomarino ferroso: ci sono da ingannare il caldo e l’attesa, l’ansia e la curiosità di vedere sbucare il volto definitivo del nostro murale, dopo averlo così a lungo immaginato, nella fantasia, ad ogni tappa di questa lunga avventura. Quale migliore modo per farlo, se non quello di scambiare due parole con i passanti?

Tanti sono i curiosi che attraversano via Marche, a piedi, in auto, in bicicletta. Alcuni si accostano, rallentano un momento, altri gettano uno sguardo passando via veloci, altri ancora, infine, si intrattengono qualche minuto per farci qualche domanda o per dirci la loro. In breve tempo, sostando sul ciglio della strada, abbiamo imparato a riconoscere e distinguerne le diverse tipologie umane: 

Ci sono i Timorati, che lanciano sguardi di sottecchi, tentati dalla curiosità ma terrorizzati che si possa rivolger loro la parola.

Ci sono le Pasionarie, che volteggiano a ripetizione gettando sospiri struggenti e occhiatine a forma di cuore a Miles, che a torso nudo, madido di vernice e di sudore, ricambia con un cenno di pennello il loro saluto: “Zaooooooo”.

Ci sono i Referendari che annunciano indignati raccolte firme ed esposti alla Procura per denunziare l’inaccettabile scempio del pubblico decoro.

Ci sono i Barattastorie, che si fermano un poco per stare in compagnia, rabdomanti curiosi di intercettare qualche racconto, ovunque lo si riesca a trovare, e che, con gratitudine, sono felici di sdebitarsi condividendo un aneddoto, un episodio, un pezzetto delle loro storie.

picitti stories servizi in zona

Tra tutti gli incontri di queste lunghe giornate estive, uno dei più fortunati è stato quello con Maria Grazia e Alessandro, giunti per qualche giorno alle Piagge dalla Calabria e scopertisi sensibili al richiamo dei nostri racconti di (stra)ordinaria periferia. Maria Grazia e Alessandro ci hanno parlato della loro associazione culturale, ConimieiOcchi, attiva prevalentemente nella provincia di Cosenza, e capofila di un progetto che ha per protagonista il rione di Picitti, storico quartiere nel cuore di Acri, un centro di circa 23000 abitanti situato ai margini dell’Altopiano Silano, e caduto ormai da anni in stato di abbandono, condividendo un destino simile a quello di tanti piccoli campanili che costellano la provincia del Belpaese, alle prese da più di mezzo secolo con l’ingiuria dei processi di spopolamento e di degrado ambientale.

picitti progetto stories

Tra le pietre diroccate di questo antico borgo rurale, forte del cofinanziamento della Comunità Europea, della Regione Calabria, e del patrocinio del Comune di Acri, già da due anni si sviluppa Picitti Stories, un progetto culturale che ha avuto il merito di chiamare a raccolta le energie di svariate enti ed associazioni presenti sul territorio, oltre ad attivare la partecipazione di tutti gli abitanti di Acri, dagli anziani del Circolo della Terza Età agli studenti dell’Istituto Falcone, passando per i migranti ospiti nel centro di seconda accoglienza la “Casa di Abou“, tutti coinvolti a pieno titolo nelle caleidoscopio di iniziative prodotte dai performer che per alcune settimana sono stati ospiti della residenza artistica temporanea di “Casa Castello”, allestendo ricerche, workshop, laboratori, conferenze, convegni, contributi soundscapes ed audiovisual, performances artistiche e teatrali.

picitti stories riqualificare

Partendo dalla consapevolezza dell’inesauribile patrimonio di ricchezze, di memorie e di culture ancora conservate tra le pietre diroccate di Picitti, l’idea di fondo che ha guidato il percorso di ricerca artistica del progetto è stata quella che l’associazione definisce come degrado poetico, vale a dire la convinzione dell’opportunità di ribaltare il punto di osservazione sull’attualità, cogliendone e facendone emergere il potenziale nascosto. Esplorare con occhi nuovi le pieghe del paesaggio, attraverso le lenti dell’arte, difatti, costituisce il primo atto della fondazione di un nuovo futuro, attraverso il quale una realtà può risorgere dalle proprie rovine, facendo in modo che perfino il fallimento di un modello di sviluppo, da onta e tragedia di una comunità, possano diventare occasione fertile di rigenerazione e riqualificazione partecipata del territorio, nel solco di opportunità di autocoscienza e di valorizzazione della propria identità locale, in un mondo globalizzato, come quelle offerte, ad esempio, dal filone del cosiddetto turismo ispirazionale.

In questo senso, d’altronde, l’istituto della Residenza Artistica costituisce fin dalla sua fondazione uno strumento orientato a alla promozione di uno sviluppo circolare di esperienze di scambio culturale, innovazione, contaminazione creativa, tra le realtà artistiche e le comunità di riferimento dei territori in cui tale incontro ha luogo, nella prospettiva di reciproca rigenerazione e arricchimento. 

picitti stories turismo ispirazionale

Riflettere sul territorio attraverso l’arte, interrogarsi su temi che hanno segnato e continuano ancora oggi a solcare profondamente le provincie dell’Italia profonda, come quelli che riguardano le dinamiche demografiche di invecchiamento della popolazione o le trasformazioni socio-economiche alla base dello spopolamento di intere comunità, rappresenta uno strumento di indagine i cui effetti non si esauriscono nella contemplazione del passato e del presente, ma abbracciano l’immaginario incidendo sulle autorappresentazioni di sé, fino a diventare leva capace di contribuire alla ridefinizione delle coordinate alla base delle quali viene stabilito il futuro.

Il nostro Corto Piaggese, ci ha permesso di avventurarci attraverso il passato, il presente e le prospettive future di un quartiere di Firenze, nato per accogliere e dare un nuovo futuro a centinaia di storie, approdate in quest’angolo di periferia dallo sradicamento di centinaia di comunità diverse, sparse in tutta la penisola e oltre i suoi confini.
Le storie di Picitti, rappresentano il rovescio della medaglia di questo percorso: un focus sulle vicende di una delle tante comunità possibili che si trovano idealmente dall’altra parte della storia che abbiamo voluto raccontare. Punto di origine e punto di arrivo, Zenith e Nadir, Corto Piaggese e Picitti Stories sono due facce speculari della stessa medaglia, due rive dello stesso mare.
Ecco perché ci siamo appassionati alle storie che Maria Grazia, Alessandro ci hanno permesso di conoscere, ed ecco perché Servizi In Zona ha deciso di ripercorrere le esperienze realizzate nel corso delle passate edizioni di Picitti Stories, Tempo Passato e Tempo Presente, e contribuirà al fianco di Conimieiocchi a scrivere l’ultimo capitolo di questo sorprendente percorso, atteso per la prossima primavera: Picitti Stories – Tempo Futuro.
Allacciate le cinture. Si parte

 

 

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