A parole nostre

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Seconda Tappa del progetto Corto Piaggese.

"Sai cosa c’è di bello nella periferia? Non c’è traffico"

 

 

Attracchiamo in via Liguria 4, alle ore 16 del 25 maggio. Il sole è alto. Tipo mezzogiorno di fuoco. Verrà una fotografia di merda, annuncia sardonico Angelo. C’è un po’ di tensione nell’aria. In fondo è la prima uscita, sul campo, per il nostro Corto Piaggese. Abbiamo tutti voglia di fare le cose per bene.

Sostiamo all’ingresso del Centro polivalente di azione sociale Metropolis, la nostra prima tappa. Lucidiamo l’attrezzatura digitale, pronta a fare fuoco. Scambiamo un paio di impressioni a caldo sulle empanadas di Gérmann, piaggese di Buenos Aires, che ha gentilmente ospitato Laura, per il pranzo. La busta di carta in cui sono state avvolte ancora profuma lievemente di tabacco e di mate.

Un rivolo di vento preannuncia l’arrivo di Mìles, trafelato. Ha appena litigato ferocemente con l’autista del 35, perché non riusciva ad avere indicazioni esaustive su come raggiungere la destinazione.

Impreca.

Ci saluta.

Impreca di nuovo.

Calabresi: popolo di Santi e navigatori. Sensibili anche loro, alla tensione nell’aria.

Ora che non manca più nessuno all’appello, varchiamo il cancello. A fare gli onori di casa è Andrea Malpezzi, che ci guida all’interno della struttura, ci presenta ai ragazzi, alle prese coi compiti per casa, sotto la paziente guida di Chiara e Cristina. Non è un buon momento, ci fa notare Valentina, perché Sara ha appena sbagliato a scrivere con la penna non cancellabile.

In punta di piedi, seguiamo Andrea, che ci mostra la piccola biblioteca, lo spazio dedicato ai corsi di Yoga e alla ginnastica dolce per anziani, lo studio di registrazione di Quasiradio e gli uffici che offrono uno sportello di ascolto e di indirizzo, alle famiglie che necessitano di un supporto con le pratiche ed i passaggi necessari ad accedere ai servizi, le risorse e le possibilità del territorio: Il disagio economico e sociale è molto presente.

Rispetto al passato non è più in mezzo alla strada, oggi rimane un po’ nascosto, tra le mura domestiche, ma c’è. Le problematiche socio-economiche non sono superate. Soprattutto c’è una difficoltà grossa nell’accedere ai servizi e alle possibilità che pure il territorio offre.

Al ritmo degli aeroplani che sorvolano il cortile della struttura, Andrea ci racconta un pezzo di quartiere che ha visto cambiare sotto ai suoi occhi, prima da inquilino dello stabile di via Liguria, poi da presidente del Metropolis, costituito all’interno degli spazi concessi dal Comune, per iniziativa dell’associazione di volontariato “Ieri Oggi Domani”, in sinergia con il Consorzio sociale Martin Luther King e la Diaconia Valdese Fiorentina.

Spesso ci sentiamo dire che le istituzioni sono lontane o non ci sono. Centri come questo hanno avuto il ruolo di accorciare la distanza tra i cittadini e le istituzioni, e anche la distanza di Firenze. La città è vista come un faro lontano. E invece Le Piagge sono un pezzo di Firenze. È importante, che i cittadini del quartiere ricordino, riscoprano la percezione di essere fiorentini, di essere parte di questa città.

Nel frattempo, Mìles ha già steso il suo foglio A1 sul tavolo in plastica, e scaldato la penna bic pronto a raccogliere i primi raggi di ispirazione. Intorno a lui i ragazzini schiamazzano divertiti, scacciano le mosche e fanno a gara a sfottersi l’un l’altro, parlandosi sopra nel tentativo di rispondere per primi alle nostre domande. L’atmosfera è quella del baretto sulla spiaggia. Intorno a noi sonnecchiano le Navi delle Piagge.Mancano i ghiaccioli e i cornetti. Mancano le ciabatte piene di sabbia. Manca il salmastro sulla pelle. Ma oggi è solo la prima giornata vagamente estiva di quest’anno solare.

- Quando Lo fate il murales?

- A metà giugno

- Eh, ma a metà giugno non c’è più il bus!

* * * * * *

- Mi piace qui, perché a volte ci vengono i fighi

- Chi sono i fighi?

- Quelli con la cintura di Gucci, con le scarpe da ginnastica belle… Per me il quartiere è figo.

- E come lo faresti vedere che il quartiere è figo?

- Facciamo il simbolo della Nike, però con le Navi.

* * * * * *

- Mi piace alzarmi la mattina e sentire il rumore del treno. Perché mi fa pensare a partire, e tornare.

* * * * * *

- Mi piace vedere gli aerei. Qui vicino c’è l’Aereoporto, quindi vedo sempre gli aerei che si abbassano, e provi la paura che a un certo punto cade proprio qui. Però poi gli aerei non cadono mai.

* * * * * *

- Una cosa che non ti piace del quartiere?

- C’è un modo di dire, da noi: se uno ti fa qualcosa subito cazzotti, prima di parlare. E qui è così, molto spesso si ricorre alla violenza, invece di mettersi a discutere quando c’è qualcosa che non va. È un attimo.

- Una cosa che ti piace del quartiere?

- La libertà. Perché ci sono zone di Firenze che se esci devi stare accanto a qualcuno più grande. Qui, invece, non c’è pericolo, posso uscire anche da solo, a piedi, con la bici. Devi essere più prudente in città.

* * * * * *

- Una cosa che ti piace del quartiere?

- Quando è giugno, luglio, mi piace che quando cammini per strada trovi spesso frutti che si possono mangiare. Come i fichi, per esempio.

* * * * * *

- Una cosa che ti piace del quartiere?

- La vita.

- Vuoi dire, le persone?

- No, la vita. Tutto. Le persone. I gatti. Gli alberi.

* * * * * *

- Tante volte non è che le cose non ci sono. È che ci sono, però non funzionano. Per esempio, nei giardini, la dietro, c’è una specie di tastiera che quando tu la schiacci suoni. Però tu la schiacci e non funziona.

Ci sono anche cose divertenti, il problema è che non funzionano. Per dire, qui vicino c’è un campetto dove andiamo a giocare a pallone. Avevano spaccato le porte, però intanto noi si continuava a giocare. Qualcuno ha fatto una richiesta al Comune, di aggiustarlo. Allora hanno iniziato i lavori, hanno tolto tutta la piattaforma, però poi l’hanno lasciata così, invece di continuare. Non l’hanno mica finita di aggiustare.

- Ti piacerebbe, se costruissero più campi da calcio?

- Guarda, a me mi basterebbe che aggiustassero quello.

- Invece di la, dove c’è quel coso arancione?

- Dicono che vogliono costruire una mini palestra all’aperto.

- A te, piacerebbe quello?

- Mmm… - A te ti interessa giocare a calcio, non te ne importa mica nulla della palestra…

- Ancora, no.

- Ancora…No.

* * * * * *

- Sai cosa c’è di bello nella periferia? Non c’è traffico.

C’è una pista ciclabile, accanto al fiume. Io vado con mio babbo fino alle Cascine, e poi torniamo indietro.

* * * * * *

- Facciamo un murales.

- Io odio l’arte. Quando faccio un disegno, a scuola, dico: vai, ora la prof. Mi mette 4. Invece mi mette 6 e mezzo. Invece, poi, faccio un disegno bello e mi mette 5 e mezzo.

* * * * * *

- Facciamo un murales.

- Io amo l’arte. Mi è sempre piaciuto disegnare. Appena finisco la scuola, il prossimo anno mi iscrivo al liceo artistico.

- Che cosa c’è in questo quartiere, che vale la pena di essere disegnato?

- Non lo so, io vado su Google. Vedo un paesaggio. E lo disegno.

 

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