A parole nostre

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Prima tappa del progetto Corto Piaggese.

Siamo alla Scuola Internazionale Comics di Firenze, nella splendida cornice del chiostro dell’ex convento del Fuligno, in via Faenza.

 

 

 

 

 

A fare gli onori di casa è il direttore della Scuola Internazionale Comics di Firenze, Alessio D’Uva, che introduce gli ospiti accorsi per presentare i diversi appuntamenti che ci attendono questo mese.

Giacomo Torresi, Vicepresidente di Servizi In Zona, illustra le attività e gli obiettivi dell’associazione, e sottolinea il pensiero di fondo che anima un’iniziativa come quella che prende il via quest’oggi:

Siamo convinti che il welfare sia una delle sette meraviglie dell’epoca moderna, è un’opera d’arte che rientra a pieno titolo nell’immenso patrimonio artistico che la nostra città e la nostra regione possono vantare. Chiunque sia passato da questa Scuola potrà dirvi come un fumetto abbia il potere di rendere più bella una giornata, un artista come Miles potrà parlarvi di come un dipinto o una scultura rendano più bella una stanza, o come un murales faccia più bella una strada, un quartiere: noi di Servizi In Zona siamo convinti che il sociale rende più bella la comunità in cui viviamo. È qualcosa di universale e accessibile a tutti, proprio come l’arte. E come tale vogliamo metterlo in mostra.

Laura Izzi, Presidente dell’associazione, testimonia l’importanza del lavoro svolto in questi anni dalle Istituzioni, dalle associazioni, da presidi sociali come la Coop, che per il quartiere rappresentano un luogo di aggregazione oltre che un luogo di approvvigionamento. Sottolineando la volontà di coinvolgere attivamente tutte queste singole realtà all’interno di un progetto unitario,

Laura ha ribadito il legame profondo che unisce l’impegno sociale e un progetto artistico come quello che andremo a realizzare:

Un’opera d’arte per promuovere il quartiere e tutte le realtà sociali che lo animano, la realizzeremo entrando in punta di piedi nelle diverse associazioni, per ascoltare la voce di chi quel territorio lo vive e lo respira ogni giorno. Vorremmo diventare le mani di queste persone, farle sentire effettivamente rappresentate, in modo tale che riconoscano come proprio il prodotto artistico che alla fine del percorso colorerà i muri loro quartiere.

 

In rappresentanza delle Istituzioni che hanno patrocinato l’iniziativa, è intervenuta l’Assessore al Welfare del Comune di Firenze, Sara Funaro, che ci ha ricordato la peculiare storia del quartiere, una zona ad alta densità abitativa, composta quasi interamente da case popolari, frutto di una progettazione urbanistica che in passato è stata deficitaria nel tenere conto dell’esigenza di accesso ai servizi dei cittadini, come della necessità di ponderare l’assegnazione degli alloggi secondo criteri capaci di prevenire l’addensarsi di contesti ad alta tensione sociale:

Quando diciamo che dobbiamo fare attenzione, perché dove andiamo a creare contesti territoriali in cui manca un mix culturale si rischia di creare situazioni esplosive, lo diciamo con cognizione di causa, perché a Le Piagge per un periodo questo c’è stato e in alcuni contesti c’è ancora. Viceversa, dove si crea un mix sociale, tra persone che fanno parte di culture diverse e diversi livelli socio-economici, si riesce ad abbassare la tensione, e non creare quei contesti che rischiano di diventare facile occasione di strumentalizzazione da parte di alcune forze politiche.

Enumerando i passi avanti conseguiti nell’arginare le criticità sociali evidenziate, l’Assessore ha voluto ricordare l’apporto fondamentale delle diverse espressioni del territorio frutto della volontà e dell’impegno di anni di lavoro in cui i protagonisti principali sono stati gli abitanti del quartiere, il mondo delle associazioni, una parte del mondo ecclesiastico, che a Le Piagge hanno dedicato la loro vita.

Le linee di intervento che più direttamente hanno visto coinvolta l’amministrazione pubblica, sono state indirizzate principalmente sul piano dell’erogazione di servizi ai cittadini: all’interno delle case popolari, i contesti di spazi condominiali sono stati dedicati a tutta una serie di associazioni che svolgono attività di supporto scolastico, socializzazione, luoghi di ritrovo per gli anziani. Inoltre abbiamo spostato nella vicina Brozzi tutti gli uffici di Polis, il servizio di accompagnamento al lavoro con cui il Comune cerca di dare risposte a disagio lavorativo che alcune persone sperimentano per un periodo della propria vita.

Ma anche attraverso la realizzazione di interventi di riqualificazione urbanistica degli spazi interni ed esterni con il bando dedicato alle periferie, buona parte delle risorse sono state dedicate a Le Piagge, perché era necessario farlo e perché siamo profondamente convinti che un contesto territoriale se è bello, se è curato, se è tenuto bene, invita anche i cittadini a relazionarsi con quel contesto nel modo migliore, per cui il tema della qualità della riqualificazione ambientale va di pari passo con un tema di socializzazione positiva, e questo per noi è un punto fondamentale. E, infine, ponendo attenzione a sviluppare nuovi strumenti di mediazione e di socializzazione:

Abbiamo cercato di portare nel tempo tutta una serie di nuove attività, che sulla stessa linea di quello che già fanno le realtà sociali che operano sul territorio, contribuiscano a tenere impegnati soprattutto i più giovani, con attività che in qualche modo li allontanano da quelli che sono i contesti devianti. Solo trovando il modo di coinvolgere i ragazzi il più possibile, è possibile riuscire ad avviare con loro un percorso differente. È in questa direzione che si inseriscono alcune iniziative, che il Comune ha portato avanti con grande impegno attraverso l’Assessore alle politiche Giovanili e allo Sport, Andrea Vannucci, come la costruzione di nuovi impianti sportivi, la cui realizzazione, non a caso, ha preso le mosse proprio da tutta la cintura periferica di Firenze, per poi spostarsi progressivamente verso il Centro. Ed è in questo stesso contesto che si inserisce il sostegno che l’amministrazione ha profuso sul tema della street art, rendendo disponibili spazi d’arte in tutto il territorio cittadino, e patrocinando la realizzazione di murales come veicolo di messaggi che hanno per tema simbolico quello dei diritti e delle pari opportunità. Abbiamo iniziato a usare soprattutto i muri delle case popolari, per fare in modo di costruire un dialogo e una interazione tra coloro che vivono dentro e fuori. Abbiamo pensato che questo fosse un ulteriore messaggio per provare a coinvolgere i cittadini. Vi porto l’esempio di Jorit e del murales di Mandela: all’inizio dai condòmini c’era stata un’accettazione, mantenendo però una certa distanza. Piano piano, quando vedevano l’opera che stava diventando sempre più reale, è iniziata a crescere la curiosità, la vicinanza, un dialogo: fino ad arrivare a veri momenti di partecipazione e condivisione, invitando Jorit e i ragazzi che collaboravano a mangiare a casa. Si sono creati momenti di socializzazione, in cui uno raccontava la sua esperienza, gli altri raccontavano la loro vita. Ecco perché anche in un contesto come quello de Le Piagge, un progetto come quello di Corto Piaggese può rappresentare un’opportunità

I murales sono quel tassello in più, soprattutto se fatto attraverso un percorso partecipato, che aiuta i ragazzi della zona a sentirsi partecipi di un percorso di condivisone all’interno della città, e quindi li aiuta a fare quel salto fondamentale.

sara funaro racconta la periferia

A concludere l’incontro, è stato l’artista Miles Eri, che ha precisato lo spirito con cui uno street artist si avvicina alla realizzazione di un’opera, facendo fede al compito mettere la propria sensibilità al servizio di quelle che sono le storie che un territorio può raccontare, come un’antenna capace di intercettare e tradurre in immagini un vissuto:

Il muro è un filtro, che assorbe tutti i sentimenti di un luogo. Qui fuori c’è l’artista, che con un po’ di attenzione può riuscire a cogliere le energie, le sensazioni che quel filtro ha intrappolato, e può emanare. Ascoltando queste sollecitazioni siamo in grado di stimolare un moto interiore, e sintonizzarci su un livello di comunicazione che, se anche finisce col produrre un risultato finale che è estetico, un’opera d’arte, veicola soprattutto un messaggio etico e morale.

 

 

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