A parole nostre

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Come si struttura un percorso di formazione-lavoro per un inserimento socioterapeutico? Come si sviluppa una strada verso una maggiore autonomia?

Potrebbe sembrare un percorso semplice ma in realtà è ricco di sfumature e con molto lavoro di collaborazione tra centri, educatori e aziende: per costruire è necessario formare, educare, vedere e rispettare i limiti di chi abbiamo davanti.

Per saperne di più abbiamo intervistato un'educatrice del Centro Diurno Il Faro, con esperienza di inserimenti lavorativi sul territorio.

 

Può parlarci del suo percorso professionale e della struttura all'interno della quale lavora?

Sono un educatrice professionale lavoro da circa 20 anni e i primi 10 anni ho lavorato in una comunità psichiatrica. Successivamente sono entrata al centro diurno il Faro con il ruolo di responsabile dell'orientamento lavorativo di ragazzi con disabilità e successivo inserimento nel mondo del lavoro. Il centro diurno si pone l'obiettivo di potenziare le capacità degli utenti per renderle spendibili nel mondo del lavoro. Tutte le attività interne ed esterne sono dirette al raggiungimento di una professionalità adeguata e rispondente alle reali capacità e le aspirazioni degli utenti.

Come si sviluppa la formazione dei giovani all'interno del vostro Centro?

I giovani vengono inseriti all'interno delle attività del centro diurno, attraverso l'osservazione alle attività ed alla predisposizione verso una mansione piuttosto che l'altra, si cerca di individuare il settore più adatto alla persona. Se infatti si notano particolari caratteristiche quali precisione e buona manualità si valuta un futuro inserimento in ambiti in cui è richiesta tale caratteristica. Se ci sono altre predisposizion in ambiti legati all'utilizzo di strumenti quali il pc e buona capacità organizzativa si pensa a lavori inerenti segretariato o altro. Vengono organizzati corsi di formazione di vario tipo con il conseguimento di attestati certificati. Si strutturano attività con collaboratori esterni. Si organizzano momenti di sperimentazione delle competenze come i catering.

In cosa consiste il vostro ruolo di accompagnamento all'interno dell'inserimento professionale dei giovani?

Quando si prospetta un inserimento socio terapeutico vi un accompagnamento sia nella prima conoscenza dell'azienda da parte dell'utente che in itinere. L'utente viene accompagnato nell'azienda individuata viene fatta la prima conoscenza e al momento dell'inizio dell'inserimento lavorativo, l'educatore segue l'inserimento, inizialmente in maniera molto stretta, essendo presente anche tutta la settimana e successivamente andando a fare un tutoraggio più dilazionato nel tempo. Insieme all'azienda si definiscono quali sono i ruoli e le mansioni più adatti alla persona. in seguito vengono definiti gli obiettivi con l'azienda a questo punto si fanno tre verifiche annuali e si cerca di capire se questi obiettivi sono stati o meno raggiunti. Il ruolo dell'educatore è un ruolo di sostegno, e se ci fosse bisogno di aiuto nel risolvere determinate situazioni di crisi.

Avete delle collaborazioni fisse con Aziende presenti sul territorio? Come avviene la ricerca?

Non abbiamo delle aziende fisse in quanto ogni utente ha una sua caratteristica. La ricerca avviene nei momenti in cui ci siamo fatti un'idea di che cosa può fare un utente piuttosto che l'altro, quindi nel rispetto di tali caratteristiche. Prima di proporre un inserimento lavorativo cerchiamo di visitare l'azienda attraverso alcune delle attività che abbiamo all'interno del Centro Diurno. Andiamo a fare una visita guidata e lì ci rendiamo conto sia delle mansioni che dell'ambiente che ci troviamo di fronte. E' essenziale l'accoglienza, quindi nella ricerca delle aziende poniamo sempre l'attenzione all'ambiente, che deve risultare predisposto verso il ragazzo. L’approccio al ragazzo deve risultare professionale, riteniamo che è un lavoratore e quindi le sue capacità devono essere spese all’interno dell’azienda ed essere produttivo, abbandonando l’idea dell’assistenzialismo.

Come si sviluppano generalmente gli inserimenti all'interno di un contesto lavorativo aperto? Come vengono preparati gli utenti?

Gli utenti vengono prima formati all’interno delle attività del faro, e successivamente inseriti all’interno di aziende. Vengono preparati sia informandoli delle mansioni che degli atteggiamenti da seguire in ambito lavorativo.

Come lavorate con le persone che andranno ad accogliere nel proprio contesto lavorativo gli utenti? Avete delle procedure standardizzate?

Per quanto riguarda l’azienda descriviamo inizialmente in grandi linee quali sono le caratteristiche dell’utente, garantiamo il tutoraggio, definiamo gli obiettivi attraverso una griglia precostituita, e fissiamo con loro gli obiettivi da raggiungere, abbiamo tre verifiche annuali, dove verranno ridefiniti gli obiettivi se non sono raggiunti o si cambierà modalità di intervento.

Quali sono le tappe più difficili da superare per i giovani all'interno della formazione professionale?

Le tappe più difficili sono quelle legate al primo approccio con la struttura, la prima conoscenza ed eventualmente l’integrazione del ragazzo all’interno della stessa. A volte ci troviamo di fronte a «colleghi» che non hanno esperienza con la disabilità e quindi tendono ad essere più schivi con l’utente. Si cerca di aiutarli a trovare modalità comunicative e relazionali in modo da rendere la collaborazione ottimale. Abbiamo degli incontri di verifica.

L'inserimento professionale è sempre possibile alla fine del percorso?

Non sempre la formazione porta ad un inserimento, i motivi sono molti, uno di questi è che il ragazzo non si sente pronto nonostante sia capace. Lo si aiuta a sentirsi un lavoratore rinforzando l’autostima, un obiettivo fondamentale per la riuscita di qualsiasi inserimento.

 

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